IL RE TARANTOLA – SCOPRI COME HA FATTO IL RE TARANTOLA A FARE 50.000 EURO IN UNA SETTIMANA (2018, La Stalla Domestica e altri)


Il Re è rimasto solo (Emma Filtrino c’è – però – nell’ombra), se non consideriamo la sue molteplici personalità e chi lavora con lui, dietro le quinte. Può, all’interno di una persona sola, nascondersi un menestrello, un punk, un fumatore incallito, un paroliere ironico, ma soprattutto un Re? Una sola persona che però non è mai sola? Un cantautore atipico, sghembo, totalmente disilluso. Sfigato? Può essere, ma è pur sempre un Re, e quindi poche chiacchiere, ed inchinatevi.

Inchinatevi al suo disinteressarsi totalmente della metrica (di Battistiana memoria), nell’iniziale Boero. Al suo scivolare nel punk-pop (Sono un campione a ballare da seduto, Non ho mai avuto il fisico di una volta II, La nostra evoluzione artistica deriva solo dalle sigarette o ancora Eroina per bambini iperattivi) mentre della musica proprio non se ne frega: è come un pittore con con le frasi, coi giochi di parole, con la sua onestà, la sua franchezza, la sua normalità, dipinge un quadro/album che è un capolavoro. Che poi ha addosso una chitarra, è un puro e semplice caso.

Ha il potere di inserire una frase ad effetto, una di quelle che ti rimane conficcata nella testa, anche in una canzoncina delle più semplici (come Agguati) oppure quando si diverte (in campagnia di Frank dei LadyUbuntu, in Un nonno bellissimo) a prendere in giro il punk o il metal o questo o quel personaggio del panorama musicale italiano. Con una semplice frase, il Re, il giovane più vecchio d’Italia, ti sbatte in faccia tutto il bagaglio di rotture di palle che si porta appresso. E subito dopo ti scrive una canzone come Mi odio (puro autolesionismo cantautorale) che non sfigurerebbe al fianco del migliore Bugo, Giovanni Truppi o Musica Per Bambini.

Potrei continuare a fare la lista all’infinito e invece lascio la parola alle frasi che più mi sono piaciute di questo disco:
ce ne andremo in pensione a centocinquant’anni ma c’è un lato positivo: che inizieremo a lavorare e a faticare a centoquarantanove”;
a guardarmi così / non mi dareste una lira / ma se mi conosceste un po’ / probabilmente dovrei pure pagarvi”;
con sole ventimila lire / mi sbronzavo da paura / mentre oggi con venti euro / non ce la faccio neanche più a vomitare”;
abbiam la mente intasata da codici pin e non è rimasto posto per nulla che non stia nei nostri cellulari”;
…e mi drogo: prima era sballo, adesso è cura. Comunque mi drogo ancora”;
e non ci fidiamo della gente che scrive su internet di non fidarti di quello che leggi su internet”;
Mi sono messo pure a dieta per te che mi hai detto che sono ingrassato ferocemente / e tu per motivarmi nell’impresa mi hai tatuato sul braccio la scritta ‘mangiare è da sfigati’”;
Se avessi avuto un figlio a quindici anni / e mio figlio avesse avuto un figlio a quindici anni / sarei un nonno bellissimo, sarei un nonno fantastico”;
Oppure, per il titolo “Suono per pagarmi le multe che prendo quando vado in giro a suonare”. Cose a cui Il Re Tarantola ci aveva abituato già dai precedenti lavori (“Il nostro amore sa di tabacco” del 2011 e “Il nostro tabacco sa d’amore” del 2014, oltre all’EP “L’artista irrimediabilmente nella merda” del 2016).

Sarete d’accordo con me nel dire che Il Re, nonostante il titolo nobiliare, è la cosa più lontana da una persona normale e detto in tutta onestà: è proprio questo che lo rende così piacevole. Il non prendersi sul serio, il non voler piacere a tutti i costi, il voler percorrere ostinatamente il binario sbagliato anche nelle scelte più facili. Quindi, se tutto questo ti rende curioso, fai partire il disco (o scaricatelo, è in free download su bandcamp) e Scopri come ha fatto Il Re Tarantola a fare 50.000 euro in una settimana.

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