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FOLWARK – VIMĀNA (2019, Seahorse Recordings)


Continuo a rimanere dell’idea che il duo sia la forma perfetta per determinati generi musicali. Penso sia molto affascinante l’idea di due sole persone che, insieme, e allo stesso tempo, si scontrano e collaborano, si intrecciano e si allontanano, e viaggiano, vagano a tutta la velocità verso nuovi mondi. Rimanendo in tema, mi è capitato all’orecchio il lavoro degli umbri Folwark. Chitarra e batteria, synth e theremin per ventidue minuti. Stoner dallo spazio profondo, doom, strumentale, in più momenti addirittura punk: è questa la ricetta di base di VIMĀNA, uscito per Seahorse Recordings.

Sound desertico ed iperattivo, fregandosene di ciò che accade tutt’intorno; riff granitici e tappeti percussivi irrequieti che si intrecciano alla perfezione. Ed è solo The riddler, l’inizio. Ipnotici e ripetitivi, elementi che sembrano sempre uguali ma che in realtà mutano lentamente, a volte anche in dettagli, impercettibili ma che fanno la differenza, come accade in Trine.
Con I’ll teach you the fish esce allo scoperto l’animo punk, prende piede una sorta di stoner’n’roll: per sonorità e attitudine della band. Un episodio che vi lancerà in alto, talmente in alto che nella successiva Bwommi sembrerà di trovarsi nel bel mezzo di una passeggiata stoner nello spazio, tra dune lunari e cosmiche tempeste di sabbia.
L’intensità del disco raramente calerà, vedete Grand Theft Aldo, che continua sullo stoner iperattivo, che non disprezza scivolate doom, che vi scarica addosso dettagli rumorosi. Non calerà nemmeno in Floyd, di sicuro la traccia che vede più dettagli “puliti” anche se trattenersi dal distorcere tutto sembra estremamente difficile per il duo. Non che sia un male, eh. Anzi, l’alternarsi di piano e forte è gestito in maniera eccellente.
In Steps riaffiora l’animo punk, che qui la fa da padrone. Un animo punk che si è sentito per troppo tempo ingiustamente rinchiuso, che urla per poter uscire allo scoperto, per poter buttare tutto all’aria, distruggere ciò che capita a tiro e poi, finito il lavoro, ritornare al suo posto. Silenziosamente. In maniera così silenziosa, che sembra quasi aver spento tutto, come dimostra Wheather P, la traccia finale: un outro acustico ed al limite del dreamy, coi suoi tratti quasi pinkfloydiani.

Concedetevi l’ascolto di questo disco, non rimarrete delusi: sarà come leggere volumi e volumi di fantascienza, con una miriade di distorsioni al posto del testo.

https://www.facebook.com/folwarkband/
https://folwark.bandcamp.com/
http://www.seahorserecordings.com/

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