TOOBO – INDI FARMACEUTICO (2019, Autoprodotto)


Quante band provano a dire qualcosa senza cantare, ma solo con l’uso di strumenti? Tante. E quante riescono nell’intento? Un bel po’, anche se fallire è facilissimo. Per fortuna Indi Farmaceutico del power trio Toobo può – senza dubbio – rientrare in quelli che qualcosa la dicono, anzi, la urlano addirittura solo servendosi di movimenti distorti.

Siamo di fronte ad un lavoro che pesca allo stesso modo dal noise rock degli anni 90 e dall’hardcore (un po’ come Begbie e Dos Cabrones già passati di qui), come si può capire già dai primi secondi di Sedie, degna presentazione del gruppo: una serie di martellamenti pesanti, distorsioni come graffi, medicine da prendere non per curarsi, ma per stordirsi definitivamente.
Anche se il sound del gruppo fa della ripetitività la sua religione, l’agro-stoner di Mogli e buoi (riflessioni sull’agricoltura) riesce a convincere e a tenere l’ascoltatore incollato ed attento. Stessa cosa che accadrà nella successiva Zoo: una gabbia in cui si agitano ferocissime bestie distorte. Una lotta continua per la sopravvivenza fatta di unghiate, morsi e zampate violente. Movimenti puliti squarciati da riff distorti, in una sorta di forte/piano/forte che ritroveremo spesso nel corso dell’ascolto, e che è la vera forza del gruppo.
Un attimo di respiro lo dobbiamo a Fluoxetina, in cui ci si perde in una traccia fatta di rumorismi da tranquillanti, come una bestia che vaga, traballante e imbottita di farmaci, cercando riparo, fino al momento in cui dovrà cedere alle compulsioni (Con pulsioni). Ed è qui che sarà un continuo pulsare, uno schizofrenico saltare nella testa e nelle orecchie dell’ascoltatore, da destra a sinistra e viceversa, in un continuo sbattersi alla ricerca della pace e un continuo sbattere la testa al muro.

Il trio non disprezza le scivolate dure e pure nell’hardcore, come si può sentire in π : una carica distorta che sa bene quando prendersi la giusta pausa, quando eliminare le distorsioni continuando a fare bene il proprio lavoro, a bordo di schizofreniche montagne russe in cui si cambia più e più volte intensità.
Settima, all’ascolto, ti riporta subito alla mente un suggerimento di spy-stories, dove le distorsioni sembrano indicare il momento giusto per correre via, mentre nessuno ti guarda, per poi fermarsi ed aspettare il momento buono per ricominciare a correre. In un certo senso mi hanno ricordato i Slow Motion Genocide, un po’ per le sonorità, molto più per le atmosfere.
Come dicevo prima, l’alternanza di diversi stati d’animo all’interno dello stesso brano è la vera forza del gruppo: è quindi un piacere sapere che la conclusiva Indi farmaceutico continua su questa linea e lasciarsi travolgere per un’ultima volta non può di certo dispiacere.

Il disco magari suonerà un po’ acerbo, ma le buone idee ci sono e risulta pienamente godibile: ci sono – infatti – tutti gli elementi per farsi ricordare nel tempo e farsi riascoltare più e più volte. Quindi, prendete e godetene tutti.

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