RAìSE – CREPA! (2020, Autoproduzione)


Due musicisti che, una volta messa mano agli strumenti, diventano un esercito, un’armata. Una truppa di radici sotterranee che si espandono in più e più direzioni musicali: RAìSE (dal veneto “radice”, non a caso) è un duo che a pieni polmoni urla Crepa! senza dire una parola, ma lasciando parlare corde e pelli. Un Crepa! lungo sei tracce e quaranta minuti, di post-rock ed hardcore, noise rock nervoso e psichedelia distorta.

Brutalismi graffianti ben accompagnati da batterie iperpesanti: una sorta di post-rock appesantito ed iperattivo. Sonorità gravi, suggerimenti apocalittici, come già detto: dire tanto senza pronunciare una singola parola. Non dire, ma suggerire, riportare, far immaginare tenendo la bocca ben serrata: è un esercizio non facile, non per tutti, ma i RaìSE ci riescono con facilità già dalla prima traccia, driepapegaaien e subito dopo con se(a)rch)o(: due schegge folli e distorte. Qualcuno vi dirà che non è niente di originale, che sono cose già sentite? Probabile, resta il fatto, però, che questo piccolo esercito di radici viene su con tutta la potenza possibile ed immaginabile. Deforma terreni e spinge verso l’alto con una potenza che ti entra nelle ossa e spazza via tutto ciò che incontra sul proprio cammino con una naturalezza disarmante. Perché questo disco sembra essere proprio così: non dettato da mode né da altri futili interessi, ma nasce, cresce ed esplode direttamente dallo stomaco, fregandosene di tutto il resto.
Ønd-tA ci accompagna definitivamente in territori post, anche grazie all’aiuto del theremin di Valeria Sturba: si continuano a declamare racconti apocalittici, viaggiando per sentieri disturbati e distorti, in cui la terra cede, si spacca e fa affiorare radici violente, pronte a sovvertire l’ordine naturale delle cose.

Nella successiva title-track (crepa!, appunto) tra la velocità dei dettagli si nasconde l’animo hardcore del gruppo, un’idea disturbata che ti fa deviare in mille micropercorsi diversi, ampliando una semplice influenza in decine di piccole sonorità differenti, unite in maniera convincente. Tutti elementi che esploderanno nella miscela incendiaria di hardcore e post-rock (eviterò di citare la Fuzz Orchestra), addirittura di digital hardcore e cyber-qualcosa (à la Germanotta Youth, meno tecnici, ma di sicuro ugualmente estremi) di commuovelalegge per poi scivolare nei dieci minuti finali, quasi senza accorgersene, di colmare. L’episodio conclusivo, dove ancora una volta si passa dal post allo psych, sempre senza dimenticare distorsioni e batterismi iperattivi: l’ultima avventura strumentale, ipnotica, che ti fa fare il giro del mondo in poco più di seicento secondi. La degna conclusione di un disco affascinante e ben scritto, che inizia sulla terra, nel più profondo della terra, e finisce nel mare, colmare.

Ve lo consiglio, vi lascerà soddisfatti come la visione di un bel film o di quel libro, quello che vi è piaciuto tanto e che ogni tanto rileggete con piacere.

https://www.facebook.com/raiseinsuono
https://raise.bandcamp.com/


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