IL SISTEMA DI MEL – ADDOSSO (2020, I Dischi Del Minollo e Scatti Vorticosi)


Ci sono, all’interno del sottobosco musicale italiano, corsi e ricorsi. Ci sono influenze che, nel tempo, tendono a ritornare alle orecchie degli ascoltatori e quindi, non deve stupire se questo Addosso, secondo album del quartetto bresciano Il Sistema di Mel, che si va a collocare nel filone, inesauribile, dell’emocore, riporti alla memoria questo o quel progetto.

C’è quell’emocore che strizza l’occhio tanto al punk quanto al post, nelle otto tracce dell’album in questione, ricordando – a turno – i Gazebo Penguins e i Fine Before You Came, prima di tutti, ma anche Gli Altri e i Laika Nello Spazio fino a scavare sempre più a fondo nella scena alternativa italiana. Con questo non sto dicendo che il quartetto manchi di originalità, ma solo che è facile immaginarli come parte di una famiglia di sicuro molto ampia.

Nei venticinque minuti del disco, uscito a metà Gennaio, si mischia l’emo ad atteggiamenti punk già nelle due canzoni d’apertura (Versatile e Altura: due tracce di pancia, immediate, piacevoli da affrontare) per poi finire – tenendo vivo lo spirito emo – in una sorta di post-hardcore che abbandona di poco le linearità punk per abbracciare di più le sonorità tipo-FBYC (Post-qualcosa e la sua “coda” strumentale Silvano, perfetta dimostrazione che si può affascinare anche senza l’uso della parola).

In Ariete le sonorità si allontanano definitivamente dal punk per affidarsi al post-hardcore che mi ha ricordato tanto i già citati Gli Altri quanto pure – soprattutto nella successiva In CalceIl Buio. Ma il punk, proprio inteso come filosofia di vita, oltre che influenza principale della propria musica ritorna già nei primi secondi, dal suono di basso, di Il cane che caga davanti la casa di Poldo. Qui l’animo punk sembra dimenarsi per uscire già dalla prima nota, e quando poi viene fuori, lo fa esplodendo piacevolmente, soprattutto grazie al buon lavoro delle chitarre.

La title-track finale – forte di un testo che si lascia ricordare – ha tutto il sapore di un vero e proprio inno generazionale. Uno di quei momenti che ai concerti ti fa stringere forte chi hai accanto per urlare, insieme, a squarciagola, tra sudore e pogo scordinato. Un momento immancabile in un album emocore.

Un buon album, breve ma intenso e molto attuale, adatto a chi ama il genere.

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