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EUF – NBPR (2019, I Dischi Del Minollo)


Passare dal “CVPR” (“Ci Vuole Più Rumore”, precedente album della band, datato 2014) al “NBPR” (“Non Basta Più Rumore”) significa andare oltre, spingere di più quello che la band aveva fatto in passato, in una continua evoluzione, del sound, ma anche del proprio essere.

Il quarto lavoro della band milanese, uscito a Maggio 2019 per I Dischi del Minollo, si distacca nettamente dalle improvvisazioni noise dei primi lavori, e in un certo senso amplia il discorso iniziato dal precedente album, sfuggendo in varie direzioni. Già dalla iniziale I’m Not WW ci si presentano movimenti post-rock, con batterie martellanti, decorati da synth che stravolgono un po’ le strutture tipiche del genere.
Ed è compito di questo particolare genere (l’ho già detto parlando degli Augure, per esempio) portare agli occhi di chi ascolta delle immagini, più che delle semplici strutture musicali. Sarà per questo che la traccia d’apertura, nei primi minuti, sembra un treno che lentamente prende velocità su vecchi binari arrugginiti. Un’accelerata ferrosa, rumoreggiando sulle rotaie, che quando sale d’intensità sbuffa nuvole di distorsioni su distorsioni, fin quando non si ritrova a distorcersi a tutta velocità. Se chiudete gli occhi, continuando ad ascoltare, vi ritroverete proprio lì, di fianco al finestrino, con il paesaggio che – fuori – scorre velocissimo.

In I Know You Want This, ascoltando con attenzione si sentono echi dei (compagni d’etichetta) Penelope Sulla Luna: come una band post-rock che si rilassa, suonando i propri pezzi, al centro di un parco giochi colmo di bambini urlanti, senza nemmeno disprezzare un raid distorto al limite dell’iperattività infantile. Rispetto al pezzo precedente, qui ci sono sviluppi più incisivi e che lasciano il segno. Ed è un bene: perché facendo questo gli EUF, senza parlare né cantare, dicono più di mille band non-strumentali.

Il lavoro del gruppo milanese può sembrare ripetitivo, e senza dubbio lo è in alcuni tratti, ma fa del post-rock (a volte anche con lati nascosti un po’ emo, come in Burn You! Slow Idiot, again) la sua vera ragione stilistica, rende questo genere la voce con cui urlare le proprie convinzioni, imparando benissimo la lezione impartita da chi ha contribuito a rendere questo genere uno dei più amati e seguiti. Non a caso il titolo di questa terza traccia ricorda proprio uno dei gruppi fondamentali parlando di queste sonorità (ok, lo dico: i Godspeed You! Black Emperor).
Altro elemento d’uso molto frequente nel genere proposto dal gruppo, sono i campionamenti: è un attimo che – chiudendo gli occhi – si passa dalla musica al cinema, o alla letteratura. Il citazionismo è – se non un obbligo – un’abitudine frequente: No Escape For Surrenders omaggia Akira Kurosawa, mentre lo strumentale fa un lavoro che definire “ottimo” potrebbe addirittura risultare riduttivo. Di sicuro uno dei momenti migliori dell’album, in cui non si sentirà affatto il peso di un brano lungo quasi otto minuti. E se i campionamenti di questa quarta traccia sembreranno un po’ scollegati dallo strumentale – anche se questa sensazione si avverte in pochissimi punti -, nella successiva e finale A New Born questa indecisione non si avvertirà affatto.

Tutto l’album è una sorta di viaggio su di un unico filo conduttore: e qui dal primo all’ultimo secondo si riconosceranno elementi comuni, ci si sentirà a casa – in un certo senso, ed è questa la cosa migliore di questo lavoro consigliato agli amanti del genere.

https://www.facebook.com/pg/eufofficial
https://eufband.bandcamp.com/

http://www.minollorecords.com/

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Una risposta a “EUF – NBPR (2019, I Dischi Del Minollo)”

  1. Aver colto così tanti aspetti, sensazioni, immagini ecc… È segno di grandissima apertura mentale e spirituale. Grazie infinite per le bellissime parole

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